Attività giuridica


Svolgiamo consulenze in ambiti di separazioni e affidamento di minori.

Valutazione dei contesti di abuso; utilizzo di tecniche scientificamente condivise per la rievocazione del narrato al fine di evitare la produzione di falsi ricordi.

Sostegno psicologico professionale in situazione di verifica delle competenze genitoriali nell'affido condiviso, esclusivo e nei più complessi casi in cui è ostacolato il rapporto di un genitore con i propri figli.

Denunce di falso abuso sessuale:
Le denunce di falso abuso sessuale sempre più frequentemente si intrecciano con il problema delle separazioni conflittuali. Spesso è il genitore non affidatario che vede riconosciuta a suo carico l'accusa di aver agito violenza fisica o emotiva ai danni del minore. Ciò determina l'avvio di un percorso di accertamento durante il quale il genitore indagato può vedere il proprio figlio solamente  in un contesto protetto. La differenziazione tra i due genitori viene mantenuta anche quando l'accusato viene totalmente prosciolto dall’accusa infamante.

Sindrome di Alienazione Parentale:
La sindrome di alienazione genitoriale (PAS) corrisponde ad un disturbo che insorge prevalentemente in seguito alle controversie per la custodia dei figli. L'incapacità di affrontare  e gestire "la crisi personale" che consegue la separazione, determina, talora, il bisogno di connotare il coniuge in termini negativi definendolo, in primo luogo, inadeguato rispetto al ruolo e alle capacità genitoriali.

In quest'ottica la P.A.S è il risultato di una campagna di denigrazione, fondata su denunce di abuso e negligenza, minuziosamente orchestrata da un genitore (genitore alienante) ai danni dell’altro (genitore alienato, o "bersaglio") che nella realtà non hanno alcun fondamento.
Quello che si configura è uno scenario, altamente conflittuale e carico di tensione, in cui i figli svolgono un ruolo ben preciso. I bambini vittime di P.A.S, infatti, non si limitano a subire un sistematico lavaggio del cervello, ma contribuiscono attivamente al processo di demonizzazione del genitore "bersaglio", la cui vicinanza viene vissuta come una minaccia incombente.
Il genitore "alienante" oltre a gettare discredito sul genitore "alienato", rivolge al figlio la richiesta, implicita o esplicita, di riconoscerlo come unico genitore. Ed è così che il bambino impara lentamente a dividere il genitore "buono" da quello "cattivo".
Pensare al presunto genitore odiato come ad una persona malevola legittima il bambino ad esternare nei suoi confronti sentimenti di ostilità, arrivando, nei casi più gravi, al punto di essere fisicamente violento e rifiutare qualsiasi occasione di frequentazione; tutto senza provare sensi di colpa o pentimento alcuno. A nulla valgono i tentativi di riavvicinamento messi in atto dal genitore rifiutato.

Le pressioni psicologiche e i ricatti affettivi subiti dai figli fanno rientrare la PAS tra le forme più gravi di abuso emotivo (OMS 2002) e rendono, pertanto, necessaria una diagnosi precoce e un intervento tempestivo che passi attraverso la collaborazione tra i professionisti del sistema legale e gli esperti della salute mentale

Valutazione del danno psichico ed esistenziale a seguito di incidenti stradali, lutto, malasanità ed ingiusta detenzione.
Richiesta di risarcimento nei casi in cui un genitore venga ingiustamente privato dei propri diritti in seguito a false denuncie o mobbing familiare.


Consiste nel valutare le conseguenze negative prodotte sulle qualità della vita di un individuo, in seguito ad un evento traumatico che è stato determinato da un comportamento lesivo altrui.
La risposta patologica che ne consegue, temporanea o permanente, compromette significativamente le normale attività di vita di un soggetto, dalla sfera relazionale e affettiva a quella lavorativa.
Le conseguenze pregiudizievoli di un evento traumatico, oltre a condizionare l'equilibrio psichico di una persona, danneggiano le sue prospettive di vita futura.

Diagnosi e quantificazione del danno da mobbing (danno alla carriera e alla persona).

Il termine MOBBING deriva dal verbo inglese "to mob" (assalire, accerchiare, avvilire) e può essere qualificato come una forma di "terrore psicologico" che viene esercitato sul posto di lavoro da parte dei colleghi o dei superiori, attraverso una serie di atteggiamenti e comportamenti molesti e ripetuti.
Le azioni traumatiche possono riguardare la dequalificazione delle mansioni ad attività banali, l'esclusione da iniziative formative, l'emarginazione, le maldicenze, i rimproveri e richiami continui ed umilianti.  
L'obiettivo è generalmente quello di allontanare una persona dal contesto lavorativo, indebolirla psicologicamente e socialmente in modo tale da motivarne il licenziamento o indurla alle dimissioni.
Protratto nel tempo questo fenomeno, oltre ad essere lesivo della dignità personale e professionale di un individuo, può generare conseguenze dannose per la sua salute psicofisica e per il suo equilibrio emotivo. Diviene, pertanto, causa di malattie specifiche tra cui, più frequentemente, disturbi da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress, forme depressive.

Le azioni rientranti nella categoria della costrittività organizzativa (così L'INAIL per prima ha definito il mobbing lavorativo) la loro gravità, e il protrarsi nel tempo, assumono un rilievo specifico ai fini del riconoscimento della natura professionale del danno e della conseguente richiesta di risarcimento ad esso correlata.

Diagnosi della struttura della personalità e dello stato mentale, al fine di esplorare la capacità di intendere e di volere al momento del reato; valutazione di stati di infermità mentale (incapacità del soggetto di provvedere ai propri interessi).

Il tema della capacità di intendere e di volere legata ai disturbi psichici costituisce una delle problematiche maggiormente sentite nella valutazione di imputabilità.
Quest'ultima, anche detta idoneità al reato, viene definita nel diritto penale come la condizione sufficiente ad attribuire ad un soggetto l'azione penale e a renderlo idoneo ad affrontare le conseguenze giuridiche. Nessuno può essere imputabile se al momento del reato non era in grado di intendere o di volere. La nozione d'imputabilità, accolta nel nostro ordinamento all'art.85, racchiude dunque i concetti di:

Capacità di intendere: che possiamo definire come la capacità dell'individuo di comprendere il significato e il valore delle proprie azioni in relazione al contesto nel quale agisce.

Capacità di volere: che si identifica come l'attitudine del soggetto a "volere" le conseguenze che il suo atto produrrà, scegliendo, dunque, di agire di conseguenza.

Il concetto di imputabilità è comprensivo di entrambe le capacità, qualora una sola  di esse  dovesse mancare, il soggetto non potrebbe  essere ritenuto imputabile.

Il principale strumento di valutazione della capacità di intendere e di volere nel processo penale è la perizia sullo stato mentale del soggetto al momento del fatto. Essa rappresenta una fonte di prova ed è richiesta quando "occorre svolgere indagini o acquisire dati e valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche" (art.220 c.p.p.).

Intervento e valutazione dei fenomeni di stalking, ovvero di quei comportamenti ripetuti ed intrusivi di controllo e di molestia nei confronti di una vittima.

La parola "stalking" (letteralmente "fare la posta, perseguitare") identifica un modello comportamentale tipico del molestatore assillante. Si esprime attraverso una serie di atteggiamenti persecutori che hanno luogo attraverso tentativi costanti e ripetuti di entrare in contatto con la persona individuata come vittima, "stalker victim".

Quest'ultima viene prescelta  in virtù  di un investimento ideo-affettivo, che talora si basa su una situazione relazionale reale, a volte, al contrario, si riferisce ad una realtà parzialmente o totalmente immaginata. Il molestatore (stalker) può essere, dunque, un estraneo, ma il più delle volte è un conoscente, un collega, od un ex-compagno, che agisce spinto dal desiderio di recuperare un rapporto terminato, per un amore respinto o per vendicarsi di un presunto torto subito.

Le molestie e le persecuzioni possono manifestarsi sotto innumerevoli forme; dalle comunicazioni intrusive (telefonate oscene o indesiderate, invio di lettere o messaggi) ai contatti (pedinamenti, appostamenti nei pressi del domicilio o degli ambienti comunemente frequentati dalla vittima).

Il comportamento del molestatore, persistente e ossessivo, si esprime in un crescendo, che può sfociare in atti vandalici (scritte sui muri, danneggiamento di beni) e degenerare, talvolta, in aggressioni fisiche, nel ferimento o, nei casi più drammatici, nell'uccisione della vittima. Ogni rifiuto rende lo stalker più insistente e potenzialmente aggressivo in quanto prevale il lui la convinzione di essere corrisposto.

La prolungata pressione psicologica a cui la vittima è soggetta è causa di significativi stati di apprensione, talora di intensa paura, e alla lunga genera una preoccupazione ossessiva per la propria incolumità. Motivo, quest'ultimo, per cui sempre più frequentemente le vittime di stalking si trovano costrette a modificare significativamente il proprio stile di vita, cambiando lavoro, casa e talvolta città. Ciò anche in conseguenza della scarsa protezione che fino ad oggi è stato possibile garantire  loro.

L’attuale quadro legislativo tenta di colmare i vuoti che hanno caratterizzato la giurisprudenza italiana rispetto al controllo di un fenomeno in crescita, e con il decreto legge del 23 febbraio 2008 lo stalking viene riconosciuto come reato.

Ciò costituisce per gli operatori che lavorano nel settore un importante strumento e per la vittima la possibilità di denunciare la sua condizione.

Utilizzo di riconosciuti strumenti testistici proiettivi e non, quali: MMPI 2, EPI, ACL, TEST GRAFICI, RORSCHACH, TAT, ORT, STAI, ed altri.
© anderlet 2009